DAMIANO

MA QUANTO E’ FORTE DAMIANO?

A volte nella vita ci capita di conoscere delle persone speciali, delle persone che hanno un “non so che” che rapisce, che ci attirano a loro come fossero delle calamite e che ci fanno sentire affini anche se magari non si conoscono poi tanto. Per me Damiano era una di queste persone. Ancora non l’avevo visto e già avevo sentito parlare delle sue gesta. Poi l’ho avuto come maestro, in veste di istruttore del CAI, al corso di alpinismo. Infine, ho conosciuto l’uomo e, forse, l’amico. Si, perché non ci conoscevamo da tanto e probabilmente il nostro non poteva essere proprio definito un rapporto di amicizia, ma il tempo passato insieme è stato sufficiente a farmi capire quanto fosse straordinario.

La prima volta che ne ho sentito parlare mi era stato decritto come una specie di Superman dell’alpinismo, una di quelle figure mitologiche alla Messner o alla Bonatti. Quando poi sono entrato nel mondo della Scuola di Alpinismo “Bartolomeo Figari” tutti, allievi e istruttori, parlavano di lui con un rispetto e un’ammirazione degna dei grandi nomi dell’alpinismo mondiale; in più, la popolazione femminile lo riteneva unanimemente un “figo”. Insomma, uno di quelli che ti diventano antipatici solo perché tutti li elogiano. Ma era una specie di ectoplasma: non si vedeva mai in giro, dal momento che era sempre impegnato di qua o di là con qualche parete.

Poi finalmente l’incontro. Ricordo la prima volta che l’ho visto, alla premiazione quale miglior alpinista dell’anno. Ho pensato “tutto qui?”, perché in realtà non aveva proprio l’aspetto del supereroe né tantomeno del classico alpinista, non aveva neppure la barba. Anzi sembrava il tipico bravo ragazzo dalla faccia pulita, un po’ timido, che tutte le mamme vorrebbero per le proprie figlie.

Quando l’ho conosciuto al corso di Alpinismo ho capito quanto Damiano fosse molto di più di tutte le cose che si raccontavano di lui. Era sempre allegro, gentile con tutti, sempre pronto a scherzare e a spronare gli allievi dei corsi trasmettendogli tutta la sua passione perla montagna. Era sempre a raccontare di salite, montagne, nevi e ghiacci, appena affrontati o da affrontare. E ovviamente era fortissimo. In palestra di roccia risolveva senza difficoltà qualunque problema si presentasse. Nelle salite in alta montagna era sempre tra i primi a tornare alla “base”.

Tra noi allievi del corso c’era sempre la speranza di andare con lui perché voleva dire fare parte di una cordata forte. Una volta sola ho avuto il privilegio di legarmi con lui, salendo sul Polluce col corso di Alpinismo. Il freddo e il vento che per me erano insopportabili, tanto da farmi rinunciare, per lui erano solo un venticello fresco. Quando gli ho detto che magari la neve non faceva per me, perché il freddo mi scoraggiava troppo, mi ha risposto che bastava coprirsi di più e riprovare. In effetti l’anno dopo è andata molto meglio.

Poi quando ho cominciato a frequentare la scuola di Alpinismo, ho conosciuto il ragazzo. Una persona normale, con una vita normale e problemi normali: l’università (medicina), la scuola di specialità (cardiologia), la ricerca del lavoro.

E con una grande passione, fatta di imprese eccezionali. Come quella epica sulla famigerata Nord dell’Eiger. Una parete tanto importante da scoraggiarti solo per il nome che porta. Ero sempre in attesa di leggere, qua o la, il resoconto delle sue avventure. La semplicità con cui raccontava delle sue imprese era disarmante. Una volta ad un corso, un allievo gli ha chiesto quanto ci aveva messo a scalare l’Eiger e, alla risposta di Damiano, due giorni, come aveva fatto a dormire. Lui con tutto il candore di questo mondo ha risposto: “mi sono seduto su uno zoccoletto appena accennato in mezzo alla neve, mi sono legato ad un chiodo, e mi sono infilato il sacco a pelo in testa, sai non c’era tanto spazio per muoversi o stendersi; 5 minuti e dormivo già”.

E poi era contagioso. I Suoi racconti dell’Eiger, della Scozia, delle salite nelle alpi, il Cervino, il Fitz Roy e la Patagonia, per me erano come avventure in terre fantastiche. Ogni volta che parlavo con lui, subito dopo avrei voluto scalare questa o quella montagna.

Ed era disponibile: aveva sempre qualcosa da proporre o da consigliare. Ho perso il conto delle volte in cui gli ho scritto chiedendogli dove potessi andare a fare qualche salita, e lui prontamente mi rispondeva offrendomi mille soluzioni. Era una specie di tour operator alpinistico. Qualche volta gli ho anche chiesto se andavamo a fare qualche salita insieme ma per un motivo o per l’altro non ci siamo mai riusciti. Peccato.

In più niente lo scoraggiava: alzarsi presto, il vento, il freddo, fare un sacco di chilometri, aver poche ore di luce, dormire all’addiaccio.

Insomma una di quelle persone che sono straordinarie nella loro semplicità. Una di quelle che sono di ispirazione per tutti coloro che popolano il mondo verticale.

Quando vado in montagna con gli amici di sempre a fare qualcosa di più impegnativo e magari me ne vanto, mi sento rispondere sempre: “cosa sarà mai? Damiano ha fatto la Nord dell’Eiger”.

Ora mi piace pensare che abbia deciso di scalare la montagna più alta di tutte, quella che ci porta lassù, e che sia solo un’altra delle sue eccezionali salite di cui parleremo per gli anni a venire ancora una volta dicendoci: “ma quanto è forte Damiano?”.

V.P.

 

 

Leave a Reply